Gabriele Nigro
Scritto da Gabriele Nigro · Analista di Trading
Santiago Schwarzstein
Verificato da Santiago Schwarzstein · Editor di Contenuti
Pubblicato il 8 ottobre 2026Aggiornato il 8 ottobre 2026

Futures vs CFD: il confronto onesto su costi, tasse e trasparenza

Futures e CFD sembrano intercambiabili, ma la struttura contrattuale, i limiti di leva, i costi operativi e il trattamento fiscale divergono in modo sostanziale per il trader retail italiano.

La differenza fondamentale tra i due strumenti

Entrambi i prodotti sono derivati che ti espongono al prezzo di un sottostante senza che tu lo possegga, pur divergendo su quattro piani principali:

  • architettura contrattuale
  • sede di negoziazione
  • controparte
  • struttura dei costi

La standardizzazione di taglia, scadenza e tick, insieme al clearing centrale su mercato regolamentato, è ciò che caratterizza il futures, mentre il CFD nasce come accordo bilaterale OTC con il broker, replica il tick del sottostante e resta aperto finché decidi di chiuderlo. Da questa architettura discendono il profilo di rischio di controparte, l'autorità di vigilanza sul prodotto e il modo in cui il tuo capitale lavora nel tempo.

Come funzionano i contratti futures e i CFD

Il futures è standardizzato per taglia, tick, scadenza e consegna, scambiato in borsa e compensato da una controparte centrale. In Italia i derivati azionari vengono compensati da Euronext Clearing, che dal 16 ottobre 2023 applica una metodologia di margine basata sul VaR. Alla scadenza il contratto viene liquidato per differenza monetaria oppure, dove previsto, per consegna fisica; qualora tu voglia mantenere l'esposizione oltre quella data, devi effettuare il roll sulla scadenza successiva.

Il CFD si configura come un accordo OTC con il broker privo di scadenza, replica il tick del sottostante e si chiude quando lo decidi. La controparte coincide con il broker stesso, con un rischio di default che viene mitigato dalla separazione dei fondi del cliente e dalle tutele previste da MiFID II. Sulla stessa piattaforma puoi inoltre operare su una gamma più ampia di sottostanti, che comprende azioni singole, indici, forex, materie prime e crypto.

Leva finanziaria e margini: cosa cambia per un trader italiano

Infografica che mostra i limiti di leva ESMA per CFD retail: 1:30 forex, 1:20 indici, 1:5 azioni, 1:2 crypto

Per i clienti al dettaglio dell'UE i CFD sono soggetti ai limiti di leva introdotti da ESMA nel 2018 e resi permanenti in Italia da CONSOB con la delibera n. 20976/2019. I cap vigenti sono i seguenti:

  • 30:1 sulle coppie valutarie maggiori;
  • 20:1 su coppie non maggiori, oro e indici principali;
  • 10:1 sulle altre materie prime e indici minori;
  • 5:1 sulle azioni singole;
  • 2:1 sulle criptovalute.

A questi cap si sommano ulteriori tutele retail, elencate di seguito:

  • chiusura automatica al 50% del margine iniziale;
  • protezione dal saldo negativo;
  • avvertenza standardizzata sul rischio.

Sul futures l'impostazione segue una logica diversa, perché non esiste un cap di leva imposto per prodotto: si applicano invece un margine iniziale e un margine di mantenimento fissati dalla controparte centrale in funzione della volatilità. Quando il margine disponibile scende sotto la soglia di mantenimento ricevi una margin call, e se non reintegri entro i tempi previsti la posizione viene liquidata. La protezione dal saldo negativo tipica dei CFD retail qui non trova applicazione: in presenza di un gap avverso puoi quindi ritrovarti con un saldo passivo.

Costi reali: spread, commissioni e overnight

Tabella comparativa dei costi: CFD con spread, commissioni e swap; futures con commissione per contratto

Immagina di tenere aperta per cinque sessioni una posizione long su un indice tramite CFD: pagheresti uno spread incorporato nel prezzo e, ogni notte, un onere di finanziamento calcolato sull'intero nozionale della posizione, non sul solo margine impegnato.

Sul CFD i costi si articolano in tre voci:

  • spread variabile fra bid e ask;
  • commissione esplicita (su alcune classi, soprattutto azioni);
  • oneri di finanziamento giornalieri o overnight (swap) applicati sul nozionale.

Sul futures la struttura di costo prevede una commissione per contratto negoziato in ingresso e in uscita, cui si aggiungono le fee di borsa e di clearing; non si rileva un onere overnight ricorrente, perché il costo del carry risulta già incorporato nel prezzo del contratto rispetto allo spot. Nel motivare le restrizioni sui CFD del 2018, ESMA ha rilevato che fra il 74% e l'89% dei conti retail perdeva denaro, individuando come cause principali:

  • la leva eccessiva concessa al cliente retail;
  • la complessità e la scarsa trasparenza del prodotto;
  • i costi fra commissioni, spread e oneri di finanziamento overnight, che rendono il rendimento atteso strutturalmente negativo.
VoceCFDFutures
SpreadVariabile, fissato dal brokerSpread di mercato sul book
CommissioneSpesso incorporata; esplicita su azioniPer contratto, più fee di borsa e clearing
Costo di mantenimentoSwap giornaliero sul nozionaleIncorporato nel prezzo, no addebito notturno
Capitale minimo operativoBasso (anche micro-size)Più alto (taglia contratto + margine)

Sul piano fiscale, per il residente italiano le plusvalenze da entrambi gli strumenti rientrano fra i redditi diversi di natura finanziaria e vengono assoggettate a imposta sostitutiva del 26%; in regime dichiarativo si dichiarano nel quadro RT. Qualora il broker sia estero e privo di sostituto d'imposta, il monitoraggio dei conti passa anche dal quadro RW, con l'esonero sotto 15.000 euro di valore massimo complessivo salvo IVAFE dovuta.

Liquidità, orari di trading e accessibilità

Il futures su indici principali e materie prime scambia su borse elettroniche con orari estesi, quasi 23 ore su 24 per i prodotti più liquidi, e consente di vedere il book: la liquidità risulta quella aggregata del mercato. Il CFD si può invece negoziare nelle finestre che il broker decide di quotare, spesso 24/5 sul forex e sulle principali crypto, con esecuzione contro il broker stesso: la profondità visibile corrisponde a quella mostrata dall'intermediario, non a quella aggregata di una borsa regolamentata.

Sul piano dell'accessibilità economica il CFD risulta più agile: consente di aprire posizioni di taglia molto piccola, utili per calibrare il rischio su conti modesti. Il futures richiede invece capitali più solidi, perché la taglia minima è il contratto e anche i micro-futures sugli indici impongono margini che condizionano il sizing complessivo del portafoglio.

Quale strumento scegliere in base al tuo profilo

Diagramma di decisione che guida il trader verso futures o CFD in base a capitale, sottostante e profilo di rischio

La scelta può essere orientata sulla base del capitale disponibile, del sottostante prevalente, dell'orizzonte temporale e della sensibilità al rischio di controparte. Nei profili tipici si possono riconoscere queste direzioni:

  • se operi con capitale consistente, cerchi trasparenza di prezzo, intervieni su indici o materie prime e tolleri margini rigidi, il futures restituisce struttura di mercato e costi espliciti;
  • se parti con capitale ridotto, vuoi flessibilità di sizing, ti interessa una gamma ampia di sottostanti sulla stessa piattaforma e preferisci le tutele retail UE (protezione dal saldo negativo, chiusura al 50% del margine), il CFD è lo strumento naturale;
  • se usi derivati per copertura di un portafoglio azionario italiano, il futures sull'indice ti dà hedging pulito senza drift da swap; se copri esposizioni singole di piccola taglia, il CFD è più granulare.

Il contenuto di questo articolo ha finalità esclusivamente informative e di carattere generale e non costituisce consulenza fiscale, legale o di investimento: ogni situazione personale va valutata con un professionista abilitato nella giurisdizione di riferimento.

Punti chiave

  • Il futures è un contratto standardizzato con clearing centrale e scadenza; il CFD è un contratto OTC bilaterale con il broker e senza scadenza.
  • Sui CFD retail UE valgono i limiti di leva CONSOB (misure ESMA rese permanenti): 30:1 su forex maggiori, 20:1, 10:1, 5:1 e 2:1 per le altre classi.
  • Sul CFD paghi spread più swap overnight sul nozionale; sul futures paghi commissione per contratto e fee di borsa, senza addebito notturno ricorrente.
  • La protezione dal saldo negativo è prevista per i CFD retail UE, non per i futures: un gap avverso può lasciarti un saldo passivo.
  • Per il residente italiano entrambi gli strumenti generano redditi diversi tassati con imposta sostitutiva al 26%, da dichiarare nel quadro RT.

Domande frequenti

Qual è il capitale minimo richiesto per iniziare a tradare futures rispetto ai CFD?

Sul CFD puoi operare con poche centinaia di euro grazie alle taglie frazionali e ai micro-lotti. Sul futures il capitale minimo operativo dipende dalla taglia del contratto e dal margine iniziale richiesto dalla controparte centrale: anche sui micro-futures servono margini di diverse centinaia di euro per contratto, e un conto solido richiede un cuscinetto che assorba i margini di mantenimento senza entrare in margin call.

I CFD e i futures sono soggetti alle stesse regole ESMA di leva finanziaria?

No. I limiti 30:1, 20:1, 10:1, 5:1 e 2:1 introdotti da ESMA nel 2018 e resi permanenti da CONSOB con la delibera n. 20976/2019 si applicano ai CFD offerti a clienti al dettaglio dell'UE. I futures non hanno un cap di leva per prodotto: la leva effettiva deriva dal rapporto fra nozionale del contratto e margine iniziale fissato dalla controparte centrale in base alla volatilità.

Posso usare la stessa piattaforma di trading per futures e CFD?

Dipende dall'intermediario. Alcuni broker offrono entrambi gli strumenti sulla stessa interfaccia, altri separano l'operatività: i futures richiedono accesso a mercati regolamentati e a un circuito di clearing, mentre i CFD vivono sulla piattaforma proprietaria del broker. Prima di aprire il conto verifica se l'intermediario è autorizzato a entrambe le negoziazioni e con quali listini copre gli strumenti che ti interessano.

Quali sono le implicazioni fiscali per un trader italiano che opera su futures vs CFD?

Per le persone fisiche residenti, plusvalenze e minusvalenze da futures e CFD rientrano fra i redditi diversi di natura finanziaria ex art. 67 TUIR e sono tassate con imposta sostitutiva del 26%. In regime dichiarativo si compila il quadro RT del modello Redditi PF; le minusvalenze eccedenti sono deducibili dalle plusvalenze dei periodi successivi, ma non oltre il quarto. Con broker esteri va considerato anche il quadro RW per il monitoraggio.

I futures sono più sicuri dei CFD dal punto di vista della controparte?

Sul futures la controparte è una clearing house: in Italia Euronext Clearing, che dal 16 ottobre 2023 applica una metodologia di margine basata sul VaR, con margini aggiornati quotidianamente. Sul CFD la controparte è il broker, mitigata dalla separazione dei fondi del cliente e dalle regole MiFID II. In compenso i CFD retail UE godono della protezione dal saldo negativo, assente sui futures.

Sugli autori

Gabriele Nigro
Gabriele NigroAnalista di Trading

Gabriele testa le piattaforme in prima persona e gestisce le nostre relazioni commerciali mantenendo una rigorosa indipendenza editoriale. Con oltre un decennio di esperienza nel trading di forex e indici, sa cosa conta quando esecuzione e affidabilità sono in gioco.

Santiago Schwarzstein
Santiago SchwarzsteinEditor di Contenuti

Santiago edita tutti i contenuti e verifica le affermazioni prima della pubblicazione, garantendo precisione e chiarezza in tutta la piattaforma. Individua contraddizioni, taglia ciò che è di troppo e elimina qualsiasi affermazione che non possa essere supportata dai dati. Funziona a caffè e mate, e ha una relazione molto seria con i segni di punteggiatura.

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